In lingala, la lingua congolese, Tolamuka vuol dire “SVEGLIA!”.

Tolamuka è un progetto umanitario nato nell’agosto 2007 dall’incontro di Rosella con 47 bimbi di un campo profughi vicino all’aereoporto di Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo. Erano tutti o orfani o abbandonati. Con l’aiuto di molti amici italiani, abbiamo formato un piccolo gruppo di volontari divenuto recentemente una ong che si chiama Tolamuka.

Da 10 anni siamo una casa famiglia a Kinshasa-RdC che stabilmente si occupa di oltre 20 bambini fra i grandi che escono per fare la loro vita e i nuovi piccoli che arrivano, dalla strada o dall’ospedale.

I due “genitori” della famiglia sono una coppia di congolesi, Desiré e Mirphie, che vive coi bambini giorno e notte; del gruppo originario ce ne sono ancora in casa 4.

Spediamo ogni mese una retta di minimo 1100 dollari per il cibo (un pasto al giorno), le scuole di base, le cure mediche. Abbiamo cambiato molte case per via dell’assenza di manutenzione e la mancanza di rispetto dei contratti da parte dei proprietari. Ci occupiamo della salute dei bimbi grazie all’Ospedale di Kingasani condotto dalle Suore poverelle di Bergamo e da Suor Clelia in primis, storico a Kinshasa. Ora i bimbi sono 27, dai 4 ai 21 anni.

Noi dall’Italia andiamo una volta l’anno per stare con loro e fare il punto della situazione. Generalmente stiamo una settimana. Ci scriviamo sempre email, ci scambiamo foto e qualche messaggio whatsapp. Cerchiamo a volte di telefonarci, ma niente è semplice e scontato. Siamo Rosella Martinello (presidente), Giuseppe Di Tria (segretario), Giampietro Dalla Valle (vicepresidente), Anna Salviato (socio fondatore). E tutti gli altri che da anni ci aiutano.

ONLUS TOLAMUKA
codice fiscale: 94023530127
IBAN (UBI BANCA)
IT 50 A 03111 50520 000000006319
(inserire nella causale versamento “Donazione”)

aggiornamento 2018

MIRPHIE (LA MAMAN DI TUTTA LA FAMIGLIA) IN ITALIA
Abbiamo fatto l’impossibile ma senza successo. Il visto è impossibile perché la Maison Schengen, istituzione per le pratiche di espatrio verso l’Europa, ha chiuso la sede. Carini vero? Insomma nessuno può uscire dal paese a meno che non abbia un passaporto di altra nazione o sia un diplomatico. Nessun nuovo visto, nessun passaporto può essere fatto da 6 mesi a questa parte a Kinshasa. I diplomatici si sono trasferiti a Brazaville; sembra, come dire, una preparazione all’abbandono. Non vorrei ricordare il Ruanda, ma purtroppo la comunità internazionale in queste situazioni molla e ritorna a fattaccio avvenuto.

+4 NUOVI BAMBINI/E -2 RAGAZZE

  • Nel mese di marzo suor Clelia ci ha chiesto di prendere Gaby, che vedete nelle schede. Non è semplice e non è abituato a stare in una famiglia, è rimasto solo e spesso torna in ospedale dalle suore. Insomma, il suo inserimento non è stabile.
  • Poi ci sono 3 bambine che vedete nelle schede e che Desiré ci ha chiesto di far entrare. Le femmine vengono abbandonate di più dei maschi in quanto meno utili, è così. Accuse di stregoneria e stupidaggini simili.
  • Negli ultimi mesi sono uscite Falonne e Joyce. Falonne è andata con la sua datrice di lavoro, sarta, ma Desiré dice che quando può torna e ha tenuto buoni rapporti. Joyce si sta facendo una sua famiglia anche se devo dire che per tutte e tre mi spiace molto perché la vita in città e nel paese non è per nulla bella né facile e loro sono tutte e tre ragazze molto intelligenti e forti. Falonne sensibilissima, Joyce molto molto sveglia, era la più veloce e brava con le prove di scuola.

COME STANNO

  • Bene, con alti e bassi: DiTria, di pochi anni, è sotto cura per qualche disfunzione urinaria; Plamedie Senza (grande, molto brava), Plamedie e Tito hanno da tempo un problema all’appendicite, che non esplode in modo grave ma di cui dovremo occuparci entro l’anno.
  • Dido, il nostro esempio fulgido, ha finito il secondo stage accademico (anche là!) in un ospedale locale e inizia quello professionale, sperando che ciò porti a un lavoro anche solo minimamente remunerativo fra qualche tempo. Dido ha ormai superato la maggior età e il suo stare in famiglia deve avere un senso che non sia il semplice stare ancora lì ma progredire e stare meglio.
  • Tutti o quasi hanno finito la scuola, con risultati positivi: Plamedia Senza che si è diplomata in lettere, a Tito mancano 2 anni per finire le superiori, Jeanette e Plamedie sono al quarto di pedagogia con risultati abbastanza buoni, Bienfait è il migliore dei ragazzi, Glodie si occupa di ferramenta, Giselle di sartoria. Vi faccio questi esempi per farvi capire che la vita procede ma non possiamo venir meno ai nostri impegni. Loro contano su di noi.
  • Giampietro: il nostro piccolo pazzerello sembra stia bene. Ricordate che aveva disturbi seri delle funzioni primarie e non parlava. Ha 4 anni e deve seguire una terapia costante.

aggiornamento 2017

A settembre entrano in casa dall’ospedale 2 bambine, una di 3 mesi e 1 di 5 anni, sorelle. Suor Clelia di Kingasani ci ha chiesto di prenderle. Ma il clan dei parenti è venuto a reclamare la piccola, e la grande è scappata.
A luglio ennesimo cambio di casa.
Ad aprile viaggio di Beppe e Rosella con molte novità:

  • la nuova casa è bella, in un quartiere pulito e ben frequentato. Spendiamo 3500 dollari in lavori.
  • Giampietro non sta bene. Non controlla il catabolismo, non parla, è coprofago. Lo portiamo in ospedale, ci dirottano al centro psichiatrico di Kinshasa, dove gli fanno l’elettroencefalogramma e ci danno un terapia permanente.
  • Entrano, dopo diversi tentennamenti da parte nostra, 6 nuovi bambini, 4 fratelli e una bambina da Brazaville, dove le famiglie vengono separate, e un bambino piccolo dall’ospedale. I bimbi da Braza sono abituati a una buona istruzione ed educati, Bienfait, Christevie, Merveille, Miracle (tutti fratelli e sorelle) + Korona, mentre Vainquer, dall’ospedale, ci mette un po’ ad ambientarsi.
  • Escono Jules, Jonathan e Nathalie
  • Portiamo in ospedale Vainqueur e Balungidi, che non stanno bene. Fanno gli esami, non è nulla di grave, terapia farmacologica.
  • Facciamo una bella gita al fiume Congo, poco fuori Kinshasa, dove tutti si divertono e fanno il bagno (noi no, occidentali fifoni). Peccato sia sempre uno di questi posti per ricchi locali dove la gente non entra, dove una coca cola costa come una settimana di lavoro di un congolese…
  • Il viaggio non è stato facile. Disordini in tutto il paese, anche nella capitale, con copertoni bruciati in strada per protesta contro Kabila e morti che nessuno si dà pena di registrare.