Nell'aprile 2009 Rosella va a Kinshasa da sola a trovare i bimbi e fa qualche incursione nel reparto dei denutriti dell'ospedale di Kingasani.
Lì incontra Rebecca. Gonfia, con la pelle scorticata, la pomata blu sul corpo, in terapia nutrizionale, senza sorriso. I bambini denutriti hanno questa caratteristica specifica: non sorridono. E il primo segnale della ritrovata salute è, appunto, il ritorno del sorriso.
Rosella e Rebecca stanno insieme qualche minuto, e prima di tornare in Italia Rosella lascia a suor Clelia, responsabile dell'ospedale, duecento euro per coprire tutte le spese affinché Rebecca riceva cure particolarmente intense e continue. Il problema di molti bambaini denutriti è che vengono riportati a un peso quasi normale, vengono dimessi ma poi, date le condizioni delle famiglie, tornano sottopeso. Pochi si salvano.
Alla casa di Rue Kitona Rosella spiega a Desiré e maman Mirfi che c'è una bambina in ospedale che sta seguendo, di lontano, come cure e attenzioni. Loro stessi assicurano che si terranno informati sulle condizioni della bimba.
Dopo due mesi Desiré e Mirfi si mettono alla ricerca di Rebecca, dimessa. Non è facile trovare la madre, conosciuta in ospedale. Dopo lunghe ricerche la trovano, in periferia, e le danno qualche vestito e un po' di cibi. Ha altri sei figli oltre a Rebecca, e il marito è nelle regioni interne del Congo.
A Ottobre del 2009 Rosella torna a Kinshasa con Alessia e Anna. Desiré e Mirfi si sono accordati con la madre di Rebecca affinché la bambina venga alla casa a fare qualche giorno di “vacanza” con gli altri bimbi. E' un momento molto bello, Rebecca ha un peso normale e sorride, coi bimbi si trova bene, sembra quasi far parte della famiglia. In realtà, ha un bisogno disperato di una vita normale, come tutti.
La madre passa un giorno e chiede aiuto. Chiede che le vangano dati soldi. E' con lei la figlia maggiore. Rosella fa un esame lucido della situazione. A Kinshasa dare i soldi così vuol dire contribuire sporadicamente a un'esistenza di stenti. Quasi un fare la carità, pulirsi la coscienza. Non senza durezza, alla madre presenta un aut aut. O Rebecca entra a tutti gli effetti a far parte della famiglia, e la madre deve sostanzialmente affidarla alle cure di Desiré e Mirfi, altrimenti non si riuscirà ad aiutare seriamente Rebecca. La madre risponde “va bene, vi lascio mia figlia, con voi vivrà.”
Vengono firmati documenti che sollevano Desiré e Mirfi da qualsiasi richiesta di autorità o altro, e Rebecca entra a vivere nella casa. La madre per qualche mese non viene a trovarla. Quando torna, Rebecca non ha reazioni emotive critiche.
Rebecca inizia a frequentare l'asilo, mangia, ingrassa vistosamente come tipico dei bambini che sono stati denutriti a lungo. E' molto forte di carattere e anche un po' aggressiva. L'altro bimbo piccolo della casa, Nsimba, è il suo compagno di giochi e angherie. È una bambina che ce l'ha fatta. Si è aggrappata alla vita con le unghie e i denti. È stata fortunata. Ma dagli occhi che ha tutti pensano che, della fortuna che ha avuto, sa farne una risorsa che l'aiuterà per tutta la vita.
Buona vita, Rebecca.