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Donne violentate in Rdc, agosto 2010
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Sciagura aerea a Bandundu, agosto 2010
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Rapporto sui crimini in Rdc, agosto 2010
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A commento delle ultime notizie, e a coerenza della breve storia qui sotto che fotografa il paese forse più ricco e martoriato al mondo, nel silenzio del pianeta, i rumors in loco, a Kinshasa, e quello che abbiamo visto testimoniano che la principale attività politica del governo guidato da Kabila è, nell'ordine:
-stipulare accordi internazionali, soprattutto con cinesi ma senza escludere l'Italia, che fruttano centianaia di miliardi di dollari che non finiranno ai cittadini ma nelle tasche di pochissimi: costruzione di una diga sul fiume Congo (Eni), sfruttamento del legno,m del coltan e di altre materie prima (fra cui petrolio), monopolio del commercio (Cina), qualche lavoro di facciata in alcune zone della capitale (aereoporto e rotonda davanti al Palazzo del popolo), dove invece le infrastrutture e le condizioni sono sempre tragicamente le stesse, con quartiere senza luce e altri senza acqua, con servizi di base (scuola, trasporti, sanità) inesistenti.
-cambiare la legge costituzionale per raddoppiare il mandato di altri cinque anni evitando elezioni (che peraltro non sarebbero democratiche nonostante, come l'ultima volta, la presenza massiccia di ong e organismi di controllo internazionale).

-mettere più militari e polizia nelle strade al fine di raccogliere soldi da chi viaggia in auto; mandare periodicamente controlli (arbitrari) per il pagamento di tasse non meglio definite; aumentare la burocrazia (con pagamenti vari) per qualsiasi cosa uno voglia fare.
-mandare le famiglie all'estero, preferibilmente America ed Europa.

allinearsi con la moda europea.



Storia recente
Guerra civile e corruzione, queste le parole-chiave.
Nel 1960, dopo essere stato per decenni possedimento privato del re del Belgio Leopoldo II, il Congo ottiene l'indipendenza ma il primo ministro Patrice Lumumba, “il padre della patria”, amato da popolo e sostenitore di un'indipendenza immediata e integrale, viene assassinato nel 1961. Il paese, carente di strutture e servizi e assolutamente privo di una classe dirigente preparata, entra nel caos.
Con un colpo di stato il generale dell'esercito Mobutu prende il potere e lo mantiene per trent'anni sotto una sanguinaria dittatura appoggiata dagli Stati Uniti in funzione anti-sovietica (la confinante Angola è sotto l'influenza del blocco comunista). Il Congo diventa Zaire, Leopoldville diventa Kinshasa. Mobutu è il garante degli interessi occidentali nel paese: personaggio autoritario e spietato, con un forte ascendente presso i suoi sostenitori, viene accolto con tutti gli onori presso le cancellerie dei paesi occidentali fino al termine della Guerra Fredda, quando inizia il suo declino.
Nel 1997 Laurent Desirè Kabila, capo delle forze ribeli appoggiate da Rwanda e Uganda, rovescia Mobuto e si installa al potere.
Nel 1998 scoppia l'ennesima guerra fra gli ex alleati Uganda e Rwanda, che avanzano pretese sulle immense ricchezze del Congo, e le truppe di Kabila, appoggiato da Angola, Namibia e Zimbabwe. Alla morte di Kabila, assassinato nel 2001, gli succede il figlio Joseph. Il paese è prostrato da anni di guerra e dittatura, diviso in fazioni tutte in guerra fra loro. Nel 2002, con gli accordi di Lusaka, viene promossa la formazione di un governo di transizione, sempre guidato da Kabila e da quattro vicepresidenti che rappresentano le fazioni contrapposte, con l'obiettivo di riunificare il paese.
Nonostante questo la guerra civile continua fino al 2006. A febbraio viene promulgata una costituzione che prevede fra l'altro un sistema semi-presidenziale, un parlamento bicamerale e un notevole decentramento amministrativo con la suddivisione del paese in 25 province al posto delle precedenti 11, più la capitale; il 30 luglio, alla presenza di un numero senza precedenti di osservatori internazionali e ong, vengono indette le prime elezioni che si risolvono, dopo un confuso e sanguinoso ballottaggio fra il presidente Joseph Kabila e il vicepresidente Jean-Pierre Bemba, con il rinnovo del mandato di cinque anni a Kabila, fortemente sostenuto dagli Usa.
Nel marzo del 2007 avvengono degli scontri fra le milizie di Bemba e la polizia di Kabila: le stime ufficiali parlano di alcuni morti, le stime ufficiose di 600 vittime. Per tutto il 2007 la tensione nelle zone orientali del paese, ricche di materie prime, continua ad essere alta.


 

Situazione Attuale
I conflitti nel Nord Kivu a ridosso del Ruanda. Dopo l'assassinio di Laurent Kabila nel 2001, il figlio Joseph ha avviato nel 2002 il processo di pace (dialogo intercongolese, tenutosi in Sudafrica) che ha portato al ritiro degli eserciti stranieri alleati del governo (Angola, Namibia e Zimbabwe) e di quelli che sostenevano i ribelli (Ruanda e Uganda). Nonostante questo la presenza di milizie nelle regioni orientali del Paese resta considerevole, e nel Kivu si registrano sporadici scontri tra gli uomini del Rcd-Goma e le milizie Mayi-Mayi, che operano anche nel Katanga con attacchi frequenti alle truppe regolari congolesi.
La presenza dei ribelli Hutu delle Fdlr (Forze Democratiche di Liberazione del Ruanda), sostenute durante la guerra dal governo congolese, è un ulteriore fattore di instabilità per la regione. Dalla primavera del 2005 le Fdlr hanno rinunciato ufficialmente alla lotta armata, ma il programma di disarmo e rimpatrio non è ancora cominciato.
In Kivu si registrano periodicamente movimenti di truppe a cui non sarebbero estranei contingenti militari del Ruanda, più volte accusato di destabilizzare la regione. Le truppe del Rcd-Goma, che in seguito all'accordo di pace sono entrate a far parte dell'esercito nazionale, sono sospettate di avere ancora legami molto stretti con le autorità ruandesi, tanto che dal 2003 vi sono stati numerosi casi di ammutinamento tra i contingenti militari appartenenti all'ex-gruppo ribelle.
Il più famoso tra questi gruppi di dissidenti è quello capeggiato dal generale Laurent Nkunda, che nel 2004 è riuscito a occupare per diversi giorni la città di Bukavu impegnando severamente l'esercito e i caschi blu della Monuc, la missione Onu nel Paese. I dissidenti di Nkunda sono poi tornati a colpire nel gennaio 2006, quando per alcuni giorni hanno occupato la città di Rushturu e altri centri abitati minori nelle circostanze. La Monuc tenta con scarso successo di stabilizzare la situazione, anche perché i dissidenti sconfinano spesso in Ruanda per sfuggire alla cattura.
Nella primavera del 2005 c'è stata una recrudescenza del conflitto in Ituri, regione che negli anni precedenti non era stata toccata dal programma di disarmo. I frequenti scontri tra le milizie che si contendono il territorio hanno causato centinaia di vittime e hanno provocato la fuga di milioni di persone. La Monuc ha conseguentemente avviato un programma di smantellamento forzato delle circa sette milizie che si fronteggiavano nella regione.
L'operazione è sostanzialmente riuscita, visto che la maggior parte dei capi miliziani è stata arrestata e imprigionata, ma gli scontri nella regione continuano anche se con minore intensità. Un ulteriore fattore di destabilizzazione è costituito dai ribelli ugandesi del Lra (Lord's Resistance Army) che dalle loro basi nel sud del Sudan sconfinano spesso nel Congo settentrionale, attaccando la popolazione in cerca di soldi e viveri. A inizio 2006 la Monuc si è scontrata più volte con i ribelli.

Grande sette volte l'Italia e con una popolazione di 60 milioni di abitanti, la Repubblica Democratica del Congo è uno degli stati africani più popolosi ed estesi,  con un tasso di crescita demografica elevatissimo.
(dati 2005)
Reddito annuo medio pro-capite: 100 dollari
Disoccupazione: quasi 90%
Inflazione su base annua: 800%
Analfabetismo: 61% degli adulti
Scolarizzazione infantile: fra i 3 e i 3,5 milioni sono senza istruzione
Aspettativa di vita: 50 anni per gli uomini, 52 anni per le donne
Mortalità infantile: 10% (stime Unicef: 1.9 milioni a rischio di morte per fame)
Bambini soldato: più di 30.000
Accesso all'assistenza sanitaria: 21% della popolazione
Etnie: oltre 200 (l'80% di lingua bantu)
Lingua: la lingua ufficiale è il francese ma le lingue parlate sono quattro: lingala, swahili, kikongo, tshiluba, oltre a 200 dialetti
Religione: 75% cattolici; notevole la presenza della confessione protestante; esponenziale la crescita di sette e delle cosiddette chiese del risveglio.
La situazione economica è disastrosa nonostante il Congo sia un paese “vergognosamente” ricco per risorse del sottosuolo: il 78% dei diamanti commercializzati nel mondo viene dal territorio congolose, intensissima è anche l'estrazione di pietre dure, rame, cobalto, uranio.
Il Congo è inoltre il principale fornitore mondiale di “coltan”, il materiale radioattivo che permette di ottimizzare il consumo di energia di molte apparecchiature tecnologiche quali cellulari e ipod.
La leggendaria foresta dentro cui si dirama il fiume Congo, secondo per portata solo al Rio delle Amazzoni, ha un'estensione di 1 milione di metri quadrati e fornisce quantità enormi di legno pregiato; l'acqua abbonda ma solo il 45% della popolazione ha accesso all'acqua potabile e solo il 5,7% del territorio  è fornito di energia elettrica.
Tutte le ricchezze del paese sono amministrate da società estere: in primo luogo Belgio, Francia, Usa ma rilevante è anche la presenza di Cina e Libia.
Secondo le stime delle ong più di 70.000 minori sono abbandonati a se stessi, 30.000 dei quali nella sola Khinsasa: si tratta di ex bambini soldato, di orfani di guerra, di bambini accusati di stregoneria o semplicemente abbandonati per l'impossibilità di sfamarli.